Qualche anno fa ho letto Ridere come gli uomini di Fabrizio Altieri, romanzo che mi aveva lasciato a bocca aperta, ammirata, per la maestria con la quale sono state intrecciate tante tematiche difficili, importanti (troppi per riuscire, mi sembrava, prima di cominciare).di Barbara Pumhoesel
L’ho consigliato molto, ma la recensione l’avevo scritta soltanto nella mia testa. E intanto, cercando libri sulla Prima Guerra Mondiale per ragazzi e ragazze, ne ho trovati alcuni, belli, e infine mi è capitato tra le mani, grazie al Festival Scampia Storytelling Vento di Guerra dello stesso autore (Il Battello a Vapore 2025).
Vento è il nome del protagonista, è orfano di padre. Non ha ancora 18 anni e la maggiore età rimarrà ancora a lungo fissato al compimento dei 21 anni. Troppo giovane per la guerra, pensa la madre, speranzosa. Vento fa l’aiuto cuoco alla Buca del Ruffillo, a Firenze. Lo stipendio è basso, ma la sua passione per la cucina grandissima. Sa quasi tutte le ricette dell’Artusi a memoria. Il capo lo apprezza, e Vento guarda con fiducia a quel futuro che inizierà dopo la fine della guerra.
Giovane, ma non ingenuo, Vento diffida dell’esaltazione bellica, di paroloni come gloria e vittoria, troppo bene
conosce la quotidianità: chi del quartiere torna a casa con un arto in meno, chi distrutto nell’anima e chi non torna proprio. Allora arriva un telegramma alla famiglia – il postino è temuto di questi tempi, e anche tanto atteso per i segni di vita che porta.
Intanto il numero delle vittime sempre crescente viene taciuto e censurato dalla propaganda pro-guerra, l’età della chiamata si abbassa, e anche a Vento arriva la cartolina precetto. Capisce presto che i ragazzi nelle trincee nemiche in un’altra vita potrebbero essere amici, e comunque sono meno nemici dei loro comandanti e ufficiali italiani. Il cinismo dei potenti sembra evocare Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus. Di qui e di là dal fronte, per chi comanda, sono carne da macello, corpi da far strisciare nel fango e sacrificare dentro e fuori le trincee e sotto le bombe.
Eppure ci sono amicizie vere nelle trincee, angoli infermeria, scrittori di lettere per chi per destino e mancanza di possibilità è analfabeta. E si scherza sapendo che l’occasione potrebbe essere una delle ultime a farlo. Si parla della bellezza del cielo di notte – leggendo non ho potuto fare a meno di pensare a un’amica, bambina in fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, che ricordando fece un’osservazione simile sul cielo – mai così stellato e luminoso come durante l’oscuramento.
Una scrittura che coinvolge i cinque sensi e anche un sesto. Le parole si trasformano via via in percezioni sensoriali, aderiscono alla pelle e ogni pagina si fa testimone dell’assurdità della guerra.