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Il 27 e 28 novembre 2025 si è svolta la dodicesima edizione del festival di ICWA, che porta la letteratura per ragazzi e ragazze, per bambini e bambine di tutte le età nelle periferie urbane e geografiche d’Italia, dove le storie non sempre arrivano “di persona”.
Le sedi che accolgono il festival cambiano ogni anno, mentre si mantiene la scuola pilota, l’IC5 Eugenio Montale di Napoli, dove è nato il progetto, grazie alla lungimiranza di una socia.

Gli istituti scolastici e gli enti che ospitano gli eventi collaterali vengono individuati nella primavera precedente, in base “al bisogno e alla richiesta” di intervento letterario, ed ICWA si attiva come una specie di pronto soccorso culturale.

L’iniziativa è volontaria e gratuita. Ad alunni e alunne non è richiesto l’acquisto di copie, né alle scuole, né agli insegnanti. Non c’è ombra di risvolto commerciale, mentre è ben presente una spinta di promozione… umana! Non si tratta di fare marketing, bensì cittadinanza attiva attraverso ciò che ci contraddistingue come Associazione: la capacità di leggere la vita, il mondo e le relazioni dalla prospettiva della narrazione.

Noi scrittori e scrittrici, con le storie, le letture, le domande pungenti e le chiacchierate, i disegni, i cartelloni e gli spettacoli, le risposte alle mille curiosità portiamo ai lettori e alle lettrici la letteratura, sì nientemeno che la letteratura per l’infanzia. Insieme agli alunni e alle alunne, ripercorriamo trame, ci confrontiamo sui significati, sulla bellezza delle parole, sul potere delle immagini, sulla suggestione delle voci narranti, anche di quelle interiori.

Le classi concordano preventivamente i testi e vengono messe in contatto diretto con autori e autrici, attraverso la regia di ICWA. Noi arriviamo con la nostra copia in mano, magari qualche piccolo attrezzo del mestiere, un oggetto evocativo, una piccola provocazione per aprire il gioco delle menti. E ci buttiamo nella mischia narrativa.

Da Torino a Palermo, da Potenza a Vicenza, da Milano a Roma, da Genova a Bologna, da Como all’Appennino Umbro-Toscano, da Napoli, quartiere di Scampia, a… dovunque siamo andati abbiamo sempre trovato un terreno fertile in cui gettare semi di gioia e di futuro.

Sì, ma perché lo facciamo?

Se c’è ancora qualcuno che non ha capito quanto sia urgente ricucire il tessuto della speranza per le nuove generazioni, stritolate dagli stili di vita disumani del mondo adulto, allora venga a vederci mentre siamo all’opera e capirà il motivo della nostra scelta di promozione sociale e culturale. Guardi gli occhi acuti di ragazzi e ragazze, le orecchie vibranti di bambini e bambine.

E poi ascolti, ascolti la ragazzina di undici anni di Scampia che sorprende lo scrittore navigato, portando le sue riflessioni a mente libera, con leggerezza. Si parlava di un libro, ovviamente, dove lo stress genitoriale incide sullo stato d’animo del giovane protagonista. Lei lo ha letto, le è piaciuto e se l’è rielaborato, mettendolo a confronto con la propria vita. Alla domanda dell’autore se le aspettative del mondo adulto pesino sui bambini, risponde “I miei genitori preferiscono farmi crescere bene, con il cervello, e non si aspettano da me per forza che diventi una campionessa in quello che faccio. E io sono contenta così”.

Lei il romanzo l’ha letto, l’ha ripensato a modo suo, l’ha utilizzato per tornare sulla propria esperienza e immaginarsi il futuro. Lo ha detto allo scrittore e insieme hanno sorriso.

Per questo ancora organizziamo il Festival delle Periferie e continueremo a farlo, per parlare con ragazze come lei delle storie che ci accomunano.