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La ragazza metà bianca e metà nera - Marino Muratore

Nei racconti di Marino Muratore che conosco c’è sempre un respiro costante di leggerezza. Una luce soffusa che illumina e rischiara le zone d’ombra dell’esistenza.

Così nella Scuola degli asini, così nella Signora stordita e così anche ne La ragazza metà bianca e metà nera. Le zone d’ombra: la supponenza, la violenza, la prevaricazione, il razzismo, la malvagità, la chiusura al mondo dei sogni. Il sentirsi ovunque e comunque degli estranei; estranei nella società e anche estranei a se stessi. Marino Muratore naviga in mezzo alle onde di queste zone d’ombre, probabilmente come i suoi antenati di Diano Marina navigavano nelle tempeste degli oceani di Capo Horn, con la tranquillità e la fiducia che anche il mare, alla fine, si sarebbe placato nel riverbero di un rasserenante raggio di sole.

Ecco, non posso fare a meno di pensare al Quarto atto della Tempesta di Shakespeare, quando Prospero afferma: “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”

È questo, a mio avviso, il segreto magico che avvolge gli scritti di Marino Muratore: costruire un sogno, avere una fiduciosa ostinazione che ciascuno di noi può farcela, non importa quale muro ci sia di fronte e non importa chi lo abbia edificato; ci vorrà impegno e fatica ma si può sempre provare e, magari, riuscire ad abbatterlo. Senza mai deprimerci o cedere allo sconforto con la coscienza di affrontare una impresa grande, talvolta anche dolorosa e misteriosamente solenne. Forse è solo una questione di cultura, forse di pregiudizi, forse, come già detto, di arroganza e supponenza. Forse, ancora e peggio di tutto, d’indifferenza.

L’impegno e la passione sociale di Marino Muratore è ammirevole; la sua biografia parla chiaro, il suo percorso ha attraversato e attraversa i sentieri della disabilità, dell’ecologia, della convivenza fra i popoli, dei diritti dei più deboli, dell’inclusione dello straniero e del diverso. I suoi scritti tracciano il solco per un mondo migliore e più giusto non artefatto di parole ma di vita spesa e affrontata con le proprie mani e con lo sguardo in alto senza tentennamenti.

Derio Olivero nel suo Il gusto della vita (Effatà ed) scrive: ”Solo chi ha una buona causa osa rischiare. Da soli, guardando a noi stessi, ai nostri interessi, non rischieremmo mai. Solo un ideale, un amore, una lotta possono farci affrontare le paure senza restarne imbrigliati. Solo allora il nostro cuore batte per altri più che per noi”. E ancora: ”Tutti noi possiamo lavorare per migliorare il mondo. Bella una giornata iniziata con la certezza che sto lavorando per rendere più bello il mondo. So di non cambiare il mondo, ma di poter cambiare qualcosa del piccolo mondo che abito. Lavorare per rendere più bello il mondo è una stella davvero luminosa.”

Per me qui dentro c’è tutto Marino Muratore e La ragazza metà bianca e metà nera è l’ultima conferma del suo modo di intendere la vita e fare letteratura, di mettersi in gioco e rischiare in prima persona per dare segnali autentici e veri; non sono le chiacchiere nei salotti che possono migliorare e cambiare le cose, ma prendendo lo zaino in spalla e mettendosi in cammino per toccare la realtà con i propri occhi e non attraverso gli occhiali da sole.

In sé l’affabulazione de La ragazza metà bianca e metà nera è una semplice storia di affido all’incontrario; una ragazzina italiana che con i genitori visita la Costa d’Avorio. A causa di un incidente d’auto i genitori sono ospedalizzati e, durante la loro degenza, la ragazza viene ospitata da una famiglia di un remoto villaggio dell’Africa. L’impatto con la nuova realtà, i nuovi costumi, la nuova cucina, i nuovi amici non è certamente facile, anzi…  Ma poi si scopre che c’è sempre e ovunque musica e amore e, lassù, un bellissimo cielo stellato.

Insieme alla protagonista, pagina dopo pagina, il lettore è accompagnato in un viaggio di conoscenza degli usi e costumi della Costa d’Avorio dove s’intrecciano umanità, affetti e tradizioni. Un racconto che merita di essere letto da adulti e ragazzi e che, grazie alle schede didattiche e di animazione, può essere utilizzato dagli insegnanti per l’attività scolastica o per laboratori di approfondimento culturale.

Pier Luigi Coda