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AI, ICWA e STRADE si uniscono alla preoccupazione espressa dalle associazioni di autrici e autori europee, francesi e tedesche, nonché all’appello formulato dal comparto culturale italiano. A continuazione del percorso unitario inaugurato a Più Libri Più Liberi 2022 con il lancio del Manifesto sul diritto d’autore a tre firme, AI, ICWA e STRADE prendono posizione sull’intelligenza artificiale generativa e sul suo rapporto con il lavoro in diritto d’autore.

In uno scenario in cui da più parti si evidenzia quanto sia cruciale – in termini di diritti umani,
equità sociale, sviluppo culturale, tutela della creatività e libertà della scienza e delle arti –
vincere le sfide poste dall’IA, affinché essa serva l’umanità, anziché asservirla, la recente presa
di posizione dei Governi italiano, francese e tedesco per l’autoregolamentazione delle imprese
di IA rischia di frenare il processo legislativo comunitario avviato a tutela di consumatori e attori
dell’industria culturale e dimostra la rinuncia a farsene carico a livello nazionale.

AI, ICWA e STRADE si uniscono alla preoccupazione espressa dalle associazioni di autrici e autori europee,
francesi e tedesche, nonché all’appello formulato dal comparto culturale italiano.

A continuazione del percorso unitario inaugurato a Più Libri Più Liberi 2022 con il lancio del
Manifesto sul diritto d’autore a tre firme, AI, ICWA e STRADE prendono posizione sull’intelligenza
artificiale generativa e sul suo rapporto con il lavoro in diritto d’autore. In rappresentanza e a
sostegno di chi svolge mansioni autoriali nella filiera editoriale, chiedono:

1) L’indicazione, nei contratti con autrici e autori, di qualsiasi procedura di lavorazione
delle opere tramite sistemi di IA, dettagliandone le condizioni
L’addestramento delle macchine e la costruzione di Foundation Models con finalità commerciali
è a tutti gli effetti un nuovo tipo di sfruttamento economico delle opere, che non può essere
attuato in assenza di espliciti accordi: l’obbligo di trasparenza da parte delle imprese di IA è il
presupposto per la remunerazione adeguata e proporzionata di autrici e autori.

2) La trasparenza sul prodotto finale in caso di utilizzo anche parziale di IA nel processo
produttivo
Come sussiste l’obbligo – secondo l’impianto legislativo comunitario a tutela del consumatore –
di segnalare all’utente di un servizio se sta interagendo con un bot, occorre istituire un analogo
obbligo di dichiarare sul prodotto finale se nel processo produttivo si è fatto uso anche parziale
di IA (watermarking o «bollino»).

3) L’equa remunerazione di tutte le figure coinvolte
L’introduzione delle tecnologie di IA genera una domanda di figure nuove, altamente qualificate,
dedite a mansioni logoranti e sostanzialmente diverse rispetto a quelle creative e autoriali
tradizionali: per ogni figura della filiera devono essere garantiti contratti e compensi dignitosi e
non è accettabile che l’IA sia usata per tagliare il costo del lavoro.

4) Nessun finanziamento pubblico per pubblicazioni e produzioni che fanno uso di IA
Gli interessi economici sottesi alle trasformazioni produttive rese possibili dall’IA non hanno
bisogno di incentivi, al contrario: le politiche pubbliche per il settore culturale devono essere
orientate alla tutela e al sostegno della produzione di opere create dall’ingegno di autrici e autori.

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Leggi anche l’articolo “AI Act europeo: l’appello delle industrie culturali e creative, degli autori e degli artisti