Fare “libri prima di tutto belli”: è stata sempre questa la dichiarazione di intenti, estetica e insieme
politica, di Rosellina Archinto, straordinaria figura di editrice di libri per l’infanzia e non solo, recentemente scomparsa all’età di 93 anni.
Fin dall’inizio del suo percorso nelle storie e nelle immagini destinate ai più piccoli Rosellina Archinto ha
investito in una editoria di progetto ben precisa: lavorare ad una lettura dell’infanzia “curata con la stessa attenzione e con lo stesso amore necessari nell’editoria in genere”*. Cosa per nulla scontata alla metà degli anni Sessanta.
Dopo una esperienza di studio a New York, dove aveva scoperto l’esistenza di grandi autori di libri per bambini, “di segni nuovi, di grafici, pittori, grandi artisti e storie stravaganti”, nel 1963 Rosellina Archinto iniziò a pubblicare in Italia albi illustrati con la sua prima casa editrice: Emme edizioni.
Soltanto qualche anno prima – era il 1959 – Piccolo blu e piccolo giallo in America aveva fatto ottenere un grande riconoscimento a Leo Lionni, e proprio questo fu il primo titolo pubblicato.
Emme Edizioni si impose subito come una casa editrice all’avanguardia, modernissima, proponendo autori come Sendak, Munari, Iela Mari, Lionni, Carle, Aoi Huber, Ungerer, Edelmann, Luzzati, Majakovski, Foreman, Claveloux, Anno, Gill, Potter, Delaunay, e molti altri, con l’ambizioso proposito di rompere la marginalità in cui si trovava in Italia la letteratura per l’infanzia, scommettendo invece su un lettore/osservatore curioso e competente, esigente, e desideroso di essere sorpreso e accompagnato su territori poco convenzionali con linguaggi diversi purché qualitativamente validi.
Sembra questo sembra quello di Maria Enrica Agostinelli, pubblicato tre anni dopo la nascita della casa editrice (poi ripubblicato da Salani ) rende bene l’idea della casa editrice orientata verso la continua sperimentazione garantita da un progetto portato avanti con competenza: un intelligente libro sulla percezione che va sempre verificata perché anche un dettaglio può stimolare più di una immagine differente e non sempre la prima impressione è essere quella corretta.
Libro sulla percezione, dunque, ma anche tanti altri tipi di libro: un libro in cui la storia non si appoggia ad alcuna parola (Il palloncino rosso di Iela Mari); oppure un libro che alterna parole, ritmo, musica e immagini
(La marcia dello scalone di Satie e Veronesi); o ancora un libro che scardina l’idea di prodotto rassicurante per bambini grazie a colori, grafica e fantascienza (Il cavallino di fuoco di Majakovskij e Costantini) o grazie alla storia (I tre briganti di Tomi Ungerer); e persino un libro-oggetto che costruisce una vera e propria forma di lettura (Nella nebbia di Milano di Munari): ogni autore era una proposta unica, che esplorava in maniera molto personale la propria strada verso il lettore che si andava costruendo, grazie anche ad un catalogo di eccezionale varietà che alla metà degli anni Ottanta, quando l’avventura si concluse, vantava ben 756 titoli.
Molti di questi sono stati recensiti nel lavoro di Giuseppe Garrera e Sebastiano Trivulzi Il libro dei libri per bambini. Gli anni Sessanta e Settanta: la rivoluzione (Diacritica Edizioni, 2019), consultabile gratuitamente on line, che raduna moltissimi titoli proprio degli anni 1960-1979, corredando il lavoro anche con immagini a colori delle copertine e di alcune illustrazioni.
Emme Edizioni ha fatto naturalmente da apripista anche a case editrici come Edizioni E/L (1974), Dalla parte delle bambine di Adela Turin (1975), La Coccinella di Loredana Farina (1977) e Fatatrac di Matteo Faglia, anche se si dovrà attendere tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 prima che le case editrici specializzate in libri per bambini e albi illustrati trovino il loro spazio nelle storie della letteratura e dell’illustrazione dell’infanzia, come ci ricorda Rossella Caso nel suo intervento su La pedagogia della lettura ai tempi di Emme Edizioni.
Caso si sofferma anche sul contributo determinante che la Archinto ha dato ai libri in età prescolare da poter
leggere senza l’aiuto di un adulto (è negli anni Ottanta che vengono pubblicati i primi libricartonati e disegnati dalla illustratrice inglese Helen Oxenbury), ma anche sulla difficoltà che la stessa Archinto aveva nel tentativo di inserire questo tipo di letteratura in ambienti gestiti da biblioteche e librerie, dove bibliotecari e librai non comprendevano appieno il significato di questa operazione culturale. Eppure, nonostante le difficoltà, l’editrice non si è mai arresa, anzi: Emme Edizioni nel 1978 pubblicò anche il libro di Francelia Butler, La grande esclusa: un piccolo tassello importante per porre l’attenzione sulle problematiche che interessavano allora la letteratura per l’infanzia nell’ambito della produzione culturale del tempo.
La posizione della Archinto era chiarissima, come emerge in una dichiarazione del 1976:
“La nostra intenzione è rivolta a far sì che il libro possa inserirsi senza sforzo, con naturalezza, nel vissuto del bambino, non come ‘oggetto di erudizione’ ma come stimolo di esperienza e conoscenza”
era la cultura di allora che faticava a valorizzare la sua straordinaria esperienza di operatrice culturale avanti sui tempi, che guardava all’Europa e al mondo, fuori da ogni atteggiamento snobistico e provinciale.
Dopo l’esperienza di Emme – che si può ancora meglio apprezzare con la lettura del saggio La Casa delle Meraviglie (Topipittori, 2013) ha fondato Archinto Editore, focalizzandosi sugli epistolari, e dal 1988 al 1997 ha animato il dibattito letterario di allora grazie al mensile Leggere, la cui raccolta è parte del Fondo Rosellina Archinto depositato presso Fondazione Mondadori nel 2015.
È anche possibile leggere gratuitamente in digitale l’edizione cartacea del catalogo della rivista “Leggere”: la sfida di Rosellina Archinto per farsi una idea della ricchezza del progetto che ha visto l’editrice impegnata nell’ennesima e vivace avventura culturale.
L’inizio del nuovo Millennio ha visto infine Rosellina Archinto lanciare l’ultima sfida, insieme alla figlia Francesca: nel 1999, con la casa editrice L’école des loisirs ha fondato Babalibri, tutt’oggi una delle realtà di qualità del panorama editoriale dell’infanzia.
*Il mestiere dell’editore: conversazione con Rosellina Archinto di Marcella Terrusi in Alla lettera Emme: Rosellina Archinto editore, Giannino Stoppani Edizioni, Bologna, 2005
Elena Paparelli