Articoli

Giorni fa la mamma di una mia alunna mi dice: «Non ci sono molte storie di cavalli in giro… E quelle che ci sono, mia figlia le ha già lette tutte!».
di Carolina D’Angelo

Scrittori all’ascolto aprite bene le orecchie: cercasi storie di cavalli! Cavalli veri, con zoccoli, criniere, fiato caldo e magari anche un pizzico di mistero. Il pubblico scalpita!

Per fortuna, anche stavolta non ho deluso chi ama la lettura: ne ho scovata una nuova nuova, che profuma ancora di stampa! Si intitola L’abominevole cavallo mannaro, scritta da Giuditta Campello, con le illustrazioni di Markéta Brecherová, per Pelledoca Editore.

E già dal titolo si capisce che qui non si parla di un cavallino qualsiasi… Ma di un animale terribile con gli occhi bianchi come la luna, gli zoccoli insanguinati e un clop, clop, clop così inquietante da far gelare il sangue. Un
cavallo mannaro! Avete indovinato. Tanto che Villa Pace, la fattoria dove di notte trottava con passo infernale, era stata ribattezzata… Villa Mannara.

Ma questo succedeva una volta. O forse… era soltanto una leggenda? Oggi Villa Pace è un tranquillo maneggio gestito da Gigi. Qui vive Arci, un cavallo buono, intelligente e affettuoso. I bambini lo adorano: Bea, dieci anni e una gran curiosità; Lubna, quattordici, quasi istruttrice; Leo e Manuel, sedici anni in due e amici inseparabili.

Tutti vogliono bene ad Arci. Tutti tranne uno: il signor Gropponi, proprietario ricco e senza troppi scrupoli, che sogna di trasformarlo in un cavallo da corsa per guadagnare ancora di più.

Poi, una mattina, il box di Arci è vuoto. Scherzo dei ragazzi? Scomparsa misteriosa? E perché, proprio allora, dalla nebbia della brughiera compare una creatura spaventosa che sembra uscita da una leggenda?

Mi fermo qui. Perché il bello del libro è proprio scoprire come si scioglie questo mistero “per i piccoli detective a cui non sfugge nulla”, come promette la collana Piccole Piume.

Voglio però parlarvi dello stile.
Come scrive Giuditta Campello? In modo chiaro e scorrevole, ma mai banale. Le sue frasi sono pulite, musicali, facili da leggere anche per chi ha iniziato da poco a divorare libri in autonomia. Non usa parole difficili per fare colpo: sceglie quelle giuste per far vedere le scene nella testa.

C’è ritmo, c’è ironia, c’è quella capacità rara di parlare ai bambini senza parlare “come se” fossero piccoli. Il mistero non è mai davvero spaventoso: è quel tipo di paura che fa battere il cuore… ma fa anche venire voglia di voltare pagina. Campello dosa bene tensione e leggerezza, inserisce dettagli buffi, dialoghi vivaci, personaggi riconoscibili. Anche l’antagonista non è una caricatura esagerata, ma una presenza credibile dentro la storia.

E poi c’è una cosa che colpisce: il rispetto per i lettori. Non semplifica troppo. Non strizza l’occhio in modo furbo. Racconta una storia e si fida che chi legge la seguirà.

In poche parole? È un libro perfetto per chi ama i cavalli, per chi ama i misteri… e per chi pensa che le leggende, a volte, non siano proprio finite del tutto.

Consigliato dai 7 anni in su. E sì… finalmente una nuova storia di cavalli da mettere in scuderia!