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ROMANZI

2) «All’indietro»

Romanzo narrato in modo retrogrado dalla fine della storia all’inizio, All’indietro è la storia dell’indagine compiuta da Riccardo, un ragazzo di 14 anni, sulla vita di Davide, un suo compagno di classe proveniente da un’altra scuola. Di Davide sanno tutti pochissimo, tranne gli adulti, i quali però si guardano bene dal raccontare cose “troppo personali” e “troppo da grandi”. Ma Riccardo non si accontenta. Così coinvolge la sua banda di amici, “I Bikers”, a indagare sulla vita di Davide. Il racconto procede per situazioni e per cause e conseguenze, dall’ultima alla prima. Dopo aver ricostruito il passato, Riccardo dovrà compiere l’ultimo gesto, che gli richiederà però una dose estrema di coraggio.

Un romanzo su bene e male, su giustizia e reato e su come sia necessario a volte superare i confini rassicuranti tra i concetti e i valori, se si vuole scoprire la verità.

 

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SINOSSI

Leo ha sedici anni, ed è appena entrato nei Black Blood, un gruppo giovanile neonazista. Durante la sua iniziazione, però, una bravata si trasforma in tragedia: un senzatetto muore cadendo da un viadotto per un’azione sfuggita al suo controllo. Leo e gli altri scappano, ma qualcuno li ha visti da una barca.

Da quel momento Leo sente che qualcosa, dentro di lui, è cambiato. Comincia a nascondersi, a evitare gli altri, a saltare le riunioni con il gruppo. Si sente marchiato sulla fronte il suo segreto. E si chiude piano piano in se stesso, lasciando solo uno spiraglio aperto per Sara, nuova nella scuola, con cui stringe un rapporto profondissimo e speciale. Ma più questa relazione cresce più Leo si sente fragile ed esposto. Se Sara scoprisse tutto, lui perderebbe l’unica cosa a cui tiene veramente. È il momento di scegliere. E di smettere di scappare.

Una storia che mette in scena le dinamiche del branco, la fragilità dell’adolescenza e il bisogno di scegliere, prima ancora che fra giusto e sbagliato, fra cosa siamo e cosa vogliamo diventare.

 

Capitolo 1

Era la cosa giusta, cazzo, la cosa giusta da fare. Tanto tutti la pensavano così, tutti quanti nel quartiere, solo che nessuno lo diceva, perché nessuno in questi casi ha il coraggio di dire le cose come stanno.

Noi invece il coraggio l’avevamo eccome. Cacciamoli, avevamo detto, cacciamoli a pedate quei bastardi che pisciano sui muri e riempiono le nostre strade della loro merda. E se non se ne vanno con le buone, useremo le cattive.

Era la cosa giusta, punto e basta. Ecco perché c’ero stato, appena Thomas me l’aveva chiesto.

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Il tema degli attentati terroristici non ha ancora trovato spazio nella letteratura per ragazzi in Italia; mi riferisco soprattutto alla narrativa, mentre sono usciti due o tre libri di divulgazione che spiegano ai ragazzi che cos’è il terrorismo.

Quando il 23 maggio ho letto la notizia dell’attentato al concerto di Ariana Grande, sono andata a cercare tutte le storie dei ragazzi che si trovavano lì, quelli che sono morti, i feriti, quelli che si sono salvati o che hanno aiutato gli altri a salvarsi. Ho provato a immaginare quanto avessero desiderato di andare a quel concerto, chissà per quanti era il primo della vita, un piccolo grande sogno che si realizzava e che è stato spezzato in modo così tragico e assurdo.

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ALTRI TESTI BREVI

«Caccole sotto il banco e altri piccoli piaceri della vita»

Qualche anno fa uscì La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita di Philippe Delerm, una raccolta di brevi impressioni su alcune esperienze comuni e ordinarie (bagnarsi le espadrilles, la prima sorsata di birra, l’autostrada di notte, ecc…), caricate, grazie alla sensibilità di Delerm, di una profondità inedita e inaudita. Il libro era destinato agli adulti ed era fatto di impressioni in stile sognante e poetico. Con la presente proposta si vogliono sdoganare forma e principio generativo del testo nel mondo della Letteratura per ragazzi. Alcuni esempi di momenti di puro godimento infantile: quando l’ultima caramella tocca a te, immergere il dito nella panna della torta e leccarlo mentre tutti si fanno le foto, attaccare una caccola sotto il banco, quando mettono in castigo tua sorella, quando mettono in castigo tuo fratello, quando riesci a convincere la maestra di una cosa falsa, fare un gavettone al tuo migliore amico, scoprire la mappa di un tesoro nella soffitta di tua nonna, ecc… Questi ipotetici titoli sono lo spunto per alcune descrizioni/ipotesi di situazioni narrative comiche e divertite. Un libro agile, fatto testi corti e ironici.

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“Non ti preoccupare”.

“Senti, hai detto che conosci il sentiero come le tue tasche. Poi mi hai spiegato come la nebbia possa disorientare anche il migliore camminatore. Quindi hai dato la colpa al muschio che non è più quello di una volta e non indica soltanto il nord. Non dovrei essere preoccupato?”
“Ti fanno male le zampe?”
“No”.
“Allora perché sei nervoso?”
“Non credo di farcela. Avevi detto un giorno…”
“Non fare l’isterico. Stai buono e cammina”.

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Prologo

Roland ha 11 anni, è figlio unico di Francis e Jodi, benestanti, colti e distratti genitori, sempre occupati a perdersi nei loro strambi e molteplici interessi.

Il vecchio prozio Gustav muore e lascia in eredità a Francis il castello che sorge sul cocuzzolo del paese (vedi Cochem).

I genitori liquidano la cosa con un'alzata di spalle. Sono poco attaccati al denaro e quel vecchio castello è umido e mette i brividi... e poi il prozio Gustav, da vivo, non è mai stato socievole e tanto meno simpatico. A Roland invece l'eredità interessa e va a bussare alla porta del castello. Apre Madame Aguirre, la governante a cui – almeno pare – il ragazzo sta molto antipatico. Roland però è libero di girare in ogni ala, altana, sotterraneo del castello dove trova incredibili macchine e apparecchi bizzarri. Sono strumenti sofisticati, alcuni somigliano a apparecchi comuni anche nelle nostre case, ma sono fatti di legni lucidi e pregiati, metalli di diverse leghe e sfumature di colore, e soprattutto niente plastica. C'è anche una coppia di tandem, la bici a due posti, tutte cromate, con la sella di vero cuoio e le manopole di corno[1].

“Mai guidare un tandem da soli!” avverte un quadretto alla parete. L'intero edificio è disseminato da avvisi e motti surreali e Roland non ci fa molto caso. Chiama gli amici più fidati che invadono il castello, finché qualcuno non scopre a sue spese che il tandem non è altro che una macchina del tempo!

A quel punto madame Aguirre consegna loro una lettera del prozio Gustav. La macchina del tempo è una realtà e quella nel castello non è l'unica: molti scienziati più o meno pazzi e con pochi scrupoli sono arrivati alle stesse conclusioni e le sfruttano per i propri fini, senza curarsi delle conseguenze.

Insomma i “cattivi” pasticciano nel passato, stravolgono la Storia con la S maiuscola e - afferma lo zio Gustav nella sua lettera – solo una squadra di crono-agenti coraggiosi può mettere un freno alla nascente criminalità temporale.

Roland e i suoi amici ci mettono poco a decidere: ognuno ha delle competenze, delle attitudini (e delle debolezze) che potrebbero essere utili per contrastare i malfattori... e comunque i ragazzi non vedono l'ora di provare le biciclette. Così nasce la CronoCrew, una sorta di agenzia di sicurezza temporale che dal castello del prozio Gustav visita i momenti chiave della storia: gli specchi ustori di Archimede, Cristoforo Colombo che cerca le Indie, Tutankhamon che sale al trono ecc... In ogni epoca sventano i piani dei “cattivi” che da parte loro non perdono mai occasione per cercare di farli fuori.

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Accade

a chi ode
e ci crede,
a chi cade
e ci ride
Accade.


1001: come le mille e una notte. Mille messaggi più uno. Una chat, nell'etere, con tutto il suo effimero, eppure con la forza di sentimenti potentissimi: c'è qualcosa, nell'aria, che non si cancella.

Odio i diari, ma stavolta questo diario mi risponde: il mio diario ha gli occhi azzurri.

Passavo a controllare la foglia ogni volta che tornavo al mare, nella speranza che qualcuno l'avesse trovata e vi avesse scritto un altro messaggio, in risposta al mio. Le edere, si sa, tengono duro: sono passati tre anni e la foglia è secca ma ancora lì, con tutte le mie parole.

La mia migliore amica è Anna. Lei è come il suo nome: dritto e rovescio si legge sempre uguale.

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estratto da un romanzo in versi (liberi)

 

la protagonista bambina si è “sdoppiata”: di giorno è al sicuro in un paese europeo, di notte invece è in fuga da un paese in guerra (pensavo, senza nominarla, alla rotta balcanica”), l’idea sarebbe di stampare una parte a specchio (ma per ora mi manca il programma), la mancanza parziale di punteggiatura si spiega nel testo

 

di notte metto un piede avanti all’altro

e ripasso le lezioni che ricordo

i compiti di quando andavo ancora a scuola  

quando non ci penso mi fanno meno male

 

le vesciche sui talloni e quella sull’alluce sinistro

sento meno anche l’acqua che entra nelle scarpe

ma i miei piedi ormai vanno in automatico

una volta la mamma mi diceva “metti lo spray!”

 

per non fare passare l’acqua troppo presto

in matematica avevamo fatto le operazioni

con dei numeri sopra mille, e anche diecimila

e centomila. conto i passi, faccio attenzione

 

 a non sbagliare, a non saltare, poi

penso ai numeri dei giorni, degli anni

della data di nascita, ai compiti di

geometria. ai cerchi e ai rettangoli

 

cammino e conto e quando vedo pozzanghere

descrivo la forma con i pensieri:

 un ovale irregolare, un plurilaterale irregolare

e alla fine per riposarmi conto i sensi con le dita

 

e adeguo il ritmo dei piedi al momento

al punto sulla terra che tocco: uno (il pollice)

la vista ora notturna sui massi e sugli abeti

il cielo, ombre e nuvole, una stella

 

due (pollice e indice) l’udito di notte 

i versi nel bosco della civetta, gli scricchioli

dei rami, e l’autostrada vicina. l’udito

può nascondere i pericoli, o mettere in guardia

 

nel mio orecchio ormai c’è un ripostiglio con

ricordi di rumori brutti, di aeri e bombe, di muri

che crollano, di sirene e ambulanze, pneumatici

frenate, grida di tutti i tipi. preferisco

 

non avvicinarmi perché cammino meglio quando

posso pensare a altro. all’udito nel bosco e al tatto

il tatto (tre: il pollice, l’indice, il medio) in cammino

di notte il contatto con i calzini bagnati

 

un po’ sono freddi, un po’ sono caldi perché

sudo, il contatto delle dita che si toccano

intorno al sassolino liscio nella mia tasca

tocco e annuso la notte, l’olfatto scuro, oscuro

 

l’odore (quattro: tre più l’anulare) entra

nel naso insieme all’aria, l’aria lo trasporta,

è più forte quando c’è vento, quando

l’aria accelera, odore di conifere, di fango

 

di pipì del bambino piccolo sulle spalle

della donna davanti a me, non è il momento

cambiarlo ora, i pannolini usa e getta sono rari

e i cenci di stoffa non si asciugano da giorni

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Esperimento di romanzo itinerante a 8 mani

È morto Carlo Libro?

Ci troviamo in un’importante fiera dell’editoria, due scrittrici e uno scrittore per ragazzi e un giovane uomo, entrano in un grande ascensore dalle pareti trasparenti. Sono: una scrittrice esordiente, un famoso scrittore, una scrittrice straniera e un tale che sul cartellino di riconoscimento porta scritto il nome di Carlo Libro. I tre si scambiano poche battute, Carlo Libro non parla. D’improvviso scatta una sirena d’allarme e l’ascensore si blocca. I quattro vedono che sotto di loro tra gli stand delle case editrici tutti scappano presi dal panico. Lo scrittore famoso chiede aiuto con il citofono ma pare che sia in corso l’evacuazione dell’intero edificio a causa di un allarme bomba. Nessuno potrà occuparsi di loro finché non verrà controllato il pacco sospetto. Il giovane Carlo Libro ha un malore e si accascia a terra, sembra morto.

Il romanzo sarà scritto in modo itinerante e l’argomento su cui discuteranno (anche in modo indiretto e ironico) i tre scrittori è la vitalità del libro per ragazzi: Carlo Libro sembra morto. Chi lo ha ucciso? Cosa lo ha ucciso? Oppure si riprenderà e si tratta di un bluff? Tre scrittori interpreteranno i tre personaggi-scrittori, mentre sarà compito di un quarto scrittore esterno creare i presupposti e far girare per mail il testo in modo che nasca un dialogo e ognuno dei tre possa esprimersi scrivendo il proprio intervento o brevi battute. Il quarto scrittore esterno descriverà i personaggi e racconterà quanto accade di sotto, nel salone. La discussione avverrà in itinere senza scaletta o altro, se non con la cura dello scrittore esterno di amalgamare, stimolare o provocare i personaggi-scrittori.

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Matteo, 16 anni, da mesi non esce di casa. Il suo mondo è racchiuso nelle pareti della sua camera con rare incursioni nelle altre stanze dell’appartamento in cui vive con i genitori e una sorella più piccola. È quello che si definisce un hikikomori, termine giapponese che indica la situazione di adolescenti, il più delle volte maschi, che si ritirano dal mondo per paura di confrontarsi con la realtà. Il contatto con il mondo esterno lo mantengono tramite i più rassicurante strumenti tecnologici. Così è anche per Matteo, che non va più a scuola, non vede più gli amici, non gioca più a calcio. A nulla valgono i richiami dei genitori, le sempre più rare incursioni a casa dei suoi compagni. La decisione di Matteo è maturata lentamente, ma ha una causa scatenante. Mesi prima un folle attentato terroristico in un cinema ha causato la morte di molte persone, tra di esse anche un compagno di scuola di Matteo. Anche lui era al cinema quel giorno, la i proiettili lo hanno solo sfiorato. Da quel momento ha rivissuto centinaia di volte quel momento, ha sentito il rumore dei colpi, persino la lacerazione nella carne, in un film ripetuto all’infinito fino a quando ha occupato tutti i suoi pensieri cominciando a domandarsi perché lui si è salvato e invece l’amico no. Se il mondo è così insensato, se possono accadere tragedie come quella, allora non ha più senso fingere che tutto torni alla normalità, compiere i soliti gesti quotidiani, studiare per costruirsi un futuro. Così Matteo si è autorecluso, sottraendosi alla vita senza però reciderla del tutto.

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mario luigiNo.
Nomi banali.
Quando sei P.E.R.F.E.T.T.O Il tuo nome lo deve far capire.
I fratellini si erano comportati in modo impeccabile già nella pancia della mamma.
Non un calcetto di troppo, né dormite esageratamente lunghe: no, no, no.
Assolutamente no. Loro approfittavano di ogni momento per apprendere informazioni dal mondo esterno, per riuscire ad imparare parole prima ancora di venire al mondo. E, ovviamente, per nascere in modo impeccabile. Un pianto urlato non sarebbe stato degno di loro, un gridolino impercettibile fu la loro scelta.
Il primo a nascere fu Cesare.
“Guarda com’è bello il nostro bimbo PERFETTO!” esclamò mamma Clotilde mostrandolo a papà Narciso.
“Già, non si è mai visto un neonato così carino. E guarda come sta composto in culla, non si agita come i figli dei nostri amici. Si, il nostro è un neonato PERFETTO”.

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Quartiere residenziale di una grande città: Pietro, Jacopo, Folco e Alessandro sono quattro liceali di famiglie piccolo borghesi. Il pomeriggio dopo la scuola si ritrovano a casa dell’uno o dell’altro, oppure vagano per la città senza un’occupazione precisa. Linguaggio duro, pochi scrupoli, vanno in cerca di forti emozioni per vincere la noia come per esempio scavalcare la recinzione di un vecchio asilo abbandonato. Oppure taglieggiare i ragazzini delle medie per farsi consegnare dei soldi. Fare telefonate anonime e casuali spaventando il destinatario. Un pomeriggio si trovano a passare davanti a una chiesa in un quartiere lontano dal loro. Decidono di entrare e cominciano a sbeffeggiare tra di loro le persone sulle panche che stanno pregando, il sacerdote che si sta preparando per la Messa. La loro attenzione viene attratta dal confessionale. C’è una donna inginocchiata a fianco di una grata che non lascia intravedere la figura che c’è dentro, sicuramente si tratta di un sacerdote. La donna parla, poi rimane in ascolto, si fa il segno della croce e si allontana: senza che nessuno esca dalla grata si avvicina un’altra persona, e la dinamica si ripete.

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RACCONTI

«Il libro dei racconti incrociati»

Questa raccolta di racconti si basa su alcuni “Gadgets dello scrittore” e si inserisce nel filone della letteratura combinatoria. I Gadgets nascono dall’esperienza dell’autore nei Laboratori di Scrittura condotti per anni nelle classi delle Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado. Alcuni Gadgets: penne strane, dadi narrativi, carte dello scrittore, oggetti che sfruttano le possibilità combinatorie inventati ad hoc per i laboratori in classe, ecc… Il meccanismo funziona un po’ come Il Castello dei destini incrociati di Italo Calvino: prima di scrivere il racconto l’autore seleziona dei Gadgets (che saranno inseriti in fotografia nel libro a inizio racconto); poi, attenendosi a quelli, inventa la storia. Ne risulta una raccolta divertente, fatta di racconti brevi (accostabili per alcuni aspetti a quelli di Friot), che può invogliare i lettori a comporre a loro volta storie.

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Sinossi dei primi capitoli

A Stefania piaceva imitare i lavori dei grandi. Sognava di imparare a cucinare bene come la mamma, la cui specialità era la mousse al cioccolato col peperoncino.

Un giorno Stefania decise di cucinare un uovo sodo. Dopo molti errori e molte uova sprecate, alla fine ci riuscì. I giorni seguenti si cimentò con altri esperimenti di cucina.

Provò anche a preparare la mousse al cioccolato col peperoncino, ma fu un completo fallimento.

Andò a gettare la mousse venuta male nel cassonetto della spazzatura. Arrivò un gatto, che ne mangiò un po’. Successe una magia: l’animale si trasformò in uno scarafaggio!

Dopo aver pianto tutte le sue lacrime, Stefania decise di portare a casa lo scarafaggio, che era tutto ciò che rimaneva del gatto.

Un giorno a scuola la maestra spiegò che le streghe delle fiabe hanno poteri malefici, che usano preparare strani intrugli fatti di cose disgustose come veleno di serpente e code di lucertola.

Sentendo quelle parole, Stefania ebbe un brivido: forse anche lei era una strega?

Fece una prova: si sedette su una scopa e le ordinò di volare. La scopa volò. Stefania era davvero una strega!

Questo la rendeva triste, ma fu felice quando apprese che esistono anche le streghe buone. Sperava di essere una di loro.

Un giorno preparò una mousse cambiando gli ingredienti. Anche questa era cattiva, ma la bambina scoprì che aveva un effetto reversibile: lo scarafaggio ne mangiò un po’ e si trasformò di nuovo nel gatto!

Stefania aveva quindi due poteri: poteva trasformare tutti gli esseri viventi in scarafaggi, ma poteva fare anche il contrario. Doveva solo usare due diversi tipi di mousse.

Non voleva fare l’esperimento con gli esseri umani, ma un giorno a scuola Sara, una bambina antipatica e prepotente, si comportò molto male con i suoi compagni. Stefania la spaventò terribilmente, trasformandola in scarafaggio. Poi le ridiede le normali sembianze.

Quella brutta esperienza fece maturare Sara, che divenne una brava bambina. Ora era la migliore amica di Stefania.

Nella classe c’era un altro ragazzino antipatico e prepotente, Isidoro. Purtroppo con lui le mousse di Stefania non funzionavano.

Ebbero invece effetto con una supplente antipatica che trattava male la classe.

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Leggere non serve a nulla.
La storia di un ragazzo che dimostra come la lettura non serva a nulla nella vita, se per vita si intende il lavoro, l’amore, il successo, con molta ironia, per finire con il dimostrare esattamente il contrario.

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Miriana ha 24 anni e gli ultimi dieci li ha trascorsi in carcere. Quando aveva 14 anni ha ucciso sua madre.  Ma questo il lettore lo scoprirà solo alla fine. La storia inizia in un cimitero davanti alla tomba della madre. Un dialogo pieno di dolcezza e rimpianto per una mamma buona, complice, piena di energia per Miriana e le altre due sorelle minori, Sara e Zamira. Sara che era molto piccola all’epoca della tragedia era andata a vivere con il padre, mentre Zamira dopo essere stata in una comunità, ora ha una vita sua, un lavoro e un fidanzato, ma ha completamente interrotto i rapporti con la sorella a cui non ha perdonato un gesto per lei crudele e incomprensibile.

Miriana ripercorre la sua infanzia quando erano una famiglia unita. I ricordi partono dalla nascita dell’ultima sorella, quando lei aveva 10 anni. Una cittadina sul lago, la scuola, le lezioni di pallavolo, il catechismo, la Cresima, i pomeriggi in oratorio, le gite la domenica, le vacanze in estate in Albania, la terra da cui venivano i suoi genitori. La mamma dopo la nascita dell’ultima figlia, si era dedicata solo alla famiglia, che si reggeva sullo stipendio del padre, cuoco in un ristorante. Poi le cose avevano cominciato ad andare male. Il padre si assentava sempre più spesso la sera, tra i genitori qualche parola grossa, la mamma con lo sguardo sempre più spento, anche se continuava a postare sulla sua pagina facebook le foto delle sue bambine, quasi un’ossessione, i miei tesori, i miei amori, le mie gioie, le definiva. Poi la situazione era precipitata quando il padre aveva deciso di andare via: aveva un’altra donna, molto più giovane, e l’amore per le figlie si era appannato, soffocato da quella nuova passione. La mamma era crollata, non riusciva neppure a svolgere le sue incombenze quotidiane ed era Miriana la mattina a svegliare la sorella per andare a scuola, mentre la piccola rimaneva a casa perché la madre non aveva le forze neppure per accompagnarla alla scuola materna. Miriana provava a parlare con la madre ma in cambio riceveva solo frasi farneticanti, alternate a crisi isteriche in cui l’accusava di essere troppo facile con i ragazzi, terrorizzata che potesse fare una brutta fine.

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Sinossi
Come in un racconto epico, ‘Malinur’ racconta le complesse vicende di una guerra feroce, continuamente rinvigorita dall’odio e dal desiderio di vendetta, in uno scenario avulso da connotazioni storiche, ma estraneo alla tipologia narrativa del fantasy. La narrazione non mette in campo la lotta tra il bene e il male e nemmeno, diversamente dall’epica classica, propone un eroe protagonista che sia portatore di valori di qualsivoglia natura. Il lungo e sanguinoso conflitto che getta l’uno contro l’altro Bonnard e Odinay – i due grandi contendenti - e che travolge impietosamente una intera generazione di uomini e di donne legati allo stesso destino, è mosso da un meccanismo fatale di cui non si conosce il principio, né si indovina la fine, perché le passioni umane non smettono un momento di alimentarlo con folle pervicacia. Nella finzione narrativa a raccontare tutta la storia è il bardo Wrelog, il poeta muto che canta di un’umanità in balia dei giochi della sorte attraverso un lungo poema in ottave. Alcuni frammenti in rima di questo (di fatto inesistente) poema sono inseriti nel contesto narrativo, così come le ballate di Ameor, il poeta cortigiano, che ha messo la sua arte al servizio di Bonnard. L’alternanza di prosa e poesia è un altro degli elementi nuovi presenti nella struttura del romanzo e forse il tratto distintivo della narrazione, che coniuga appunto – anche sul piano stilistico – tradizione formale ed innovazione di contenuti.

Il romanzo è pensato per giovani adulti.

 

Capitolo Terzo

- Sei tu dunque, quello che sbraitava contro il duca. – disse Lovelin, con voce dura. - In effetti, non te ne manca il motivo. Credo saprai che intende darti la morte, non appena sarà di ritorno al castello. Ha già fatto preparare la gabbia per appenderti fuori come un merlo e sentirti fischiare. Come vedi non ti ha valso gran che il raccontar fandonie su mio padre e sulla mia gente.

Perdizù stava in piedi contro il muro della cella. Il morso gli scopriva i denti, lacerando gli angoli della bocca, da cui usciva una bava giallastra mista a sangue. Tuttavia alzò la testa e guardò dritto davanti a sé. Gli occhi gli brillavano nell’oscurità, inquieti e selvaggi, estranei alla prigione e al dolore che pativa la carne.

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Luciano ha 16 anni. Da 4 anni sua madre è stata colpita dalla BESTIA, una malattia neurodegenerativa che la priva progressivamente dell’uso di tutti i muscoli, compresi quelli che le servono a deglutire e respirare, lasciando intatte le sue funzioni cardiache e quelle intellettive.

Poiché suo padre lavora all’estero, a 12 anni Luciano diventa l’uomo di casa. Ha una sorella maggiore di 23 anni, Vanessa, che non riesce a gestire la tragedia che li ha colpiti: pur essendo presente fisicamente per evitare l’intromissione dei servizi sociali, la sua collaborazione per l’assistenza alla madre è pari a zero. Luciano è quindi costretto a rinunciare alla sua normale vita di adolescente per occuparsi di una madre sempre meno autosufficiente dato che il padre tornerà solo a 3 anni dall’esordio della malattia, troppo tardi ormai per salvare il figlio completamente fagocitato dal dramma della madre. La malattia che l’ha devastata fisicamente infatti, le ha piano piano modificato anche il carattere: da madre comprensiva, un po’ chioccia, ma disposta a ogni sacrificio per la sua famiglia, è diventata sempre più egoista e manipolatrice, pronta a tutto per non far scappare da lei il figlio anche a costo di soffocarlo con finte crisi e richieste di attenzioni.

Luciano abbandona tutte le sue passioni: trascura la scuola, cancella del tutto lo sport, le ragazze, gli hobby, gli amici e soprattutto ripudia i libri che in passato erano stati l’unica vera “fede” che avesse mai conosciuto, essendo stato cresciuto da due genitori agnostici.

L’esordio della malattia della madre coincide però con l’inizio di un’amicizia, unico ponte nella vita di Luciano, tra il prima e il dopo l’arrivo della BESTIA. Mags è un suo vicino di casa, più grande di un anno. Anche lui ha una madre possessiva, che manifesta le sue ossessioni in modo contrario a quello di Luciano: deresponsabilizzandolo e cercando di sostituirsi a lui in ogni cosa. Mags la chiama “Ipermamma” (iperprotettiva, ipercritica, iperpresente…) per le sue manie di perfezione.

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Illustrazione.

Un gruppo di personaggi, animali fantastici, spunta a sinistra. Becchi, occhi, braccia, bocche rivolte insù. Corpi in movimento. Sono avvolti da una nebbia verdastra. L’immagine dovrebbe dare una sensazione di straniamento.

Testo.

Una cicogna chiede: “Cosa vedi?”

Un ippopotamo-elefante risponde: “Vedo un ippopotamo”.

“Cosa fa?” domanda una donna con collo e muso da giraffa.

“Balla in punta di piedi. Ride.”

Illustrazione.

Un ippopotamo-elefante fa delle giravolte con un coccodrillo. Un dinosauro balla il tip-tap.

Testo.

“Verranno a prenderci o andremo noi da loro?” chiede un bassotto. Grasso come un maialino.

Risponde Angelina, una bimba con i capelli viola: “Dovremmo andare noi, ma nessuno conosce la strada.”

Illustrazione.

Angelina, le trecce viola, con il naso all’insù.

Illustrazione di questa pagina.

Buio totale. Nero pece. Al centro un buco tondo a cui si affacciano i musi di due gatti siamesi, con gli occhi celesti.

Testo in bianco su sfondo nero.

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Titolo provvisorio: Placebo

 

Sinossi preliminare generale

Luna Boschi ha 16 anni ed è una ragazza "speciale": fa parte di quei pochi casi di adolescenti in cura per una malattia oncologica. Ma Luna non ne vuole sapere di essere trattata con le terapie tradizionali come impostato dai medici e dai suoi genitori, perché è convinta che siano "false cure" frutto solo di interessi di pochi e che non la aiuteranno a guarire, anzi la faranno peggiorare. Luna sta con Dinger, e insieme fanno parte di un gruppo di attivisti animalisti, è lì che si sono conosciuti ed è nato un amore travagliato e appassionato. Hanno fatto insieme sit-in e azioni dimostrative contro circhi e allevamenti intensivi: ora il nuovo bersaglio del gruppo è il dipartimento di ricerca sperimentale del complesso ospedaliero dove è ricoverata Luna, che in un edificio ospita anche uno stabulario con topi da laboratorio. La ragazza ha il compito di studiare la struttura dall'interno, e grazie alle sue informazioni il gruppo, una notte, riesce a introdursi di nascosto, vandalizzare la struttura e portare via i topi, tra cui anche Placebo. Placebo è uno degli animali del ricercatore Joshua Rinaldi, amico della Dottoressa Angela Boito che ha in cura la ragazza. A seguito delle indagini, Dinger e il resto del gruppo vengono arrestati per violazione di proprietà privata e vandalismo, e anche Luna, che nel frattempo è tornata a casa tra un ciclo di cure e l'altro, viene coinvolta, anche perché lei ha tenuto alcuni dei topi prelevati dallo stabulario, tra cui proprio Placebo. Luna intanto rafforza sempre di più l'amicizia con la Dottoressa Boito e comincia a capire che le cose sono molto più complesse e diverse dalla realtà che si era costruita, e questo la metterà davanti a un dilemma: seguire la sua testa o il cuore, che batte per Dinger e che si allontana da lei inesorabilmente quando Luna comincia a manifestare alcuni dubbi. Luna deve fare anche i conti con la sua malattia e verrà il momento in cui sarà solo lei a dover prendere la decisione finale, combattendo una battaglia interiore tra i suoi principi e la sua voglia di guarire e di vivere.

Il romanzo è costruito con la seguente struttura: alterna, in ogni capitolo, tre voci narranti (Luna, Dinger e Placebo) in prima persona a un intermezzo in terza persona che fa procedere gli eventi. Tra le pagine si intrecciano le storie di diversi personaggi, con punti di forza e debolezza, amore, ribellione, grandi ideali e modi di versi di perseguirli, e affronta il grande dilemma etico dell'impiego di animali nella ricerca e nella cura delle malattie.

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Te lo dico subito

Tu vuoi leggere la storia di un ragazzino fighetto che ti assomiglia.

Di una ragazzina che potresti essere tu.

Della tua stessa età, con i tuoi stessi, stupidi problemi.

Ma io non sono come te. Me ne frego proprio dei tuoi problemi di bamboccio che frigna se gli si scarica la batteria del telefonino e crede che “pensiero profondo” sia quello che dicono certi cerebrolesi su internet. E non sa cosa significa cerebrolesi, tra l’altro.

Me ne frego!

Io scrivo la mia storia – e se non ti interessa, scriviti la tua. Mi piacerebbe proprio vedere cosa ci metteresti, cocchino della professoressa, cocco di mamma, o quello che sei. Sai che ridere.

Io mi scrivo la mia storia. Perché ho qualcosa da dire. E alla tua prof, alla tua mamma, non piacerà.

 

È cominciata così

Fu mio padre a sbattermi a terra.

Lo fece per sbaglio, per la fretta, perché non capiva più niente. Rimasi sul pavimento col mio stupido pigiama con le barchette, a piangere come un moccioso. E lo ero. Avevo otto anni scarsi e avevo già imparato che gli adulti sbroccano, si insultano e si lanciano le cose, ma nessuno aveva mai lanciato me. Mio padre era fissato con il body building e se avesse voluto ci avrebbe messo un attimo fare a pezzi la casa, ma a me non mi aveva mai sfiorato con un dito.

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L'alfabeto racconta gli uccelli in rima

Il vasto mondo dei volatili può essere presentato in versi con rigore alfabetico come piace ai più piccoli e con libere invenzioni in rima come piace a chi scrive? E le libere invenzioni, un po' gioco e un po' sorprese, alla Scialoja – si licet parva componere magnis –, possono rimanere comunque aderenti alla realtà, alle peculiarità di ogni specie alata? La parola chiave, il nome di ciascun uccello, può dar luogo a una descrizione poetica e non ovvia, realistica ma anche spiritosa ed arguta? Sicuramente sì ed questa la sfida che Uccelliera lancia.

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ROMANZI

1) «Un anno al limite»

Chi ha detto che la droga fa sempre e soltanto male? A volte serve a resistere e a non morire ed è l’unica salvezza possibile. Questo è quanto capita a Daniele, un ragazzo di diciassette anni con una famiglia perbenista alle spalle, pieno di sogni infranti, di doveri laici e religiosi imposti, costretto a vivere una vita non sua e a rispettare le regole di due genitori che pretendono troppo e lo reputano irrimediabilmente inetto, irresponsabile e indeciso. Nulla da fare con i suoi: la loro forte personalità lo immobilizza e lo spinge verso una tristezza che presto intride tutto il suo essere. Unica scappatoia, un’amica della sua età che la sua libertà se l’è presa. Gloria esce di sera anche in mezzo alla settimana e fa tardissimo il sabato, anche se questo fa arrabbiare sua madre. Nelle sue “nottate” c’è un gruppo di ragazzi “estremi”, che affascina Daniele per la loro libertà e per il modo in cui riescono a prendersi ciò che vogliono. Daniele comincia a frequentarli e inizia ad assumere droga: solo marijuana e hashish, però. Rifiuta sempre le droghe “pesanti” e “chimiche”: quelle gli sanno di squallido, di gente che non farà mai nulla nella vita. Lui invece si limita ad assumere droga come atto romantico di rivendicazione della propria libertà e come valvola di sfogo per non crollare. Inizia a desiderarla così tanto, che “se ne innamora”: la vuole sempre con sé e non esce mai senza qualche dose in tasca. Inizia così a diventarne dipendente, se non altro psicologicamente. Nel frattempo Daniele mantiene “pulita” la sua facciata sociale e diurna: continua ad andare bene a scuola e a fare “quello che deve fare”, tanto che nessuno sospetta della sua “seconda vita”. Cosa che non capita ai suoi “compagni di sbronze e nottate”, i quali invece ostentano la loro aria ribelle. Tutto prosegue così fino a quando Daniele rischia davvero di perdersi e di lasciarci la pelle. Poi la realtà lo richiama: i successi scolastici e la stima ricevuta da una compagna di classe che da sempre ammira e di cui forse è innamorato lo strappano al suo lato oscuro. Questo, alla fine, gli cade di mano: quel tunnel, in cui aveva camminato per tanto tempo, lui lo aveva davvero attraversato e adesso era uscito dall’altra parte. La droga lo aveva salvato e lo aveva tenuto a galla in acque scure; senza di lei forse avrebbe desiderato la morte. E in fondo quella famiglia che lo aveva dannato lo aveva forse anche salvato, evitandogli di sprofondare fino in fondo e facendogli sempre scorgere, all’orizzonte, un bagliore di luce.

Un romanzo contro gli stereotipi e i luoghi comuni, che vuole davvero guardare la vita in faccia.

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James - Sinossi

James è la voce narrante di una piccola storia quotidiana, consumata tra le pareti di un appartamento. È una voce intensa, ma muta, perché James è un coniglio nano.

Un animaletto che ha adottato Vittorio-Scarabocchio, il figlio diciassettenne di Serena e Arturo.

James scopre la realtà familiare che lo circonda a poco a poco, e ci riflette su. Con una saggezza irriverente. Cosa scopre? Che i tre membri della famiglia, nonostante la convivenza, non riescono a comunicare davvero.

Serena ha una storia con un altro uomo. Arturo con un’altra donna. Vittorio ha deciso che la sua famiglia vera sono gli amici (per lo più neet) che frequenta.

James osserva tutto e riflette, finché relazioni clandestine ed equivoci non vengono improvvisamente a galla. Nell’appartamento-palcoscenico di cui James sembra l’involontario regista.

 

Un nome da maggiordomo

Non sono sempre stato James. Prima di avere un nome, e la consapevolezza che la vita ha una data di scadenza come i grissini, ero una cosa pelosa che si grattava con altre cose pelose su un fazzoletto d’erba recintato.

Sembra che il fatto che mi grattassi e mi pulissi i denti con un filo di fieno fosse esilarante.

Intorno a me qualcuno diceva: Guarda quant’è buffo! Guarda che tenero. Guarda che faccia fa.

Tutte chiacchiere. Poco interessanti.

A un certo punto, qualcosa (una mano, ho capito più tardi) è entrata nel recinto e ha cominciato ad accarezzare e afferrare le cose pelose che stavano accanto a me. Ho pensato che non mi sarebbe piaciuto essere toccato, accarezzato, afferrato. Così ho smesso di grattarmi, ho fatto un salto e sono uscito dal recinto.

E in uno stesso istante, scavalcando una rete di acciaio poco più alta di me, ho trovato e perso la mia libertà.

Qualcuno, oltre la rete, mi ha afferrato, mi ha toccato, accarezzato. E mi ha dato un nome.

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“Abbassatevi! Giù, mettetevi giù!”

A distanza di trent'anni, Alberto aveva ancora impressi nella mente il grido e il volto alterato di sua madre che dal sedile anteriore, alla destra di papà intento alla guida, si era girata di colpo verso di lui e verso Sara. Allungava le braccia come per metterli sotto l'ala e costringerli in meno di dieci secondi a uscire dalla traiettoria dei proiettili. Quelli sparavano sul serio, pistola puntata contro qualcosa o qualcuno.

Sua sorella gli si era avvinghiata senza smettere di succhiarsi il pollice. Nei viaggi lunghi dormicchiava senza fare capricci. Se hai cinque anni ti fidi ciecamente di chi ti trasporta e quando sbarchi da qualche parte pretendi pure che ti consolino e ti prendano in braccio. Lui di anni ne aveva dodici e stava attento a tutto e tutti, voleva vederli i paesi che attraversava, montagne, campi e fiumi quando c'erano, voleva guardare le altre macchine con la roulotte al traino, la gente che faceva rifornimento ai distributori, i ragazzi e le ragazze che gli lanciavano lo stesso sguardo indagatore.

La Spagna era stata tagliata di netto dai Pirenei all'Andalusia attraverso un deserto di gialli in mille gradazioni che Alberto, fotografo ufficiale, aveva fermato diligentemente in una varietà di scatti. Dal Sud si erano spinti verso il confine con il Portogallo e di lì ancora al Nord fino ai Paesi Baschi, la terra bollente che stavano calpestando e che faceva di tutto per lasciare di sé un pessimo ricordo.

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ROMANZI

3) «What if»

È una storia ad albero fatta di bivi narrativi, in cui è il lettore che sceglie, a ogni bivio, la prosecuzione della storia.

Michele ha 10 anni ed è un bambino geniale con il pallino della meccanica, ereditato dal padre. Lo spirito d’avventura è invece un suo ingrediente personale. Questo cocktail esplosivo lo porterà a vivere avventure straordinarie. Quali avventure dipenderà però dal lettore.

Un libro da leggere e rileggere, che racconta ogni volta una storia diversa.