logo-icwa.pngPubblichiamo la lettera di risposta dell’Associazione ICWA all’intervento dell’8 gennaio 2016 di Massimo Gramellini Non sappiamo più raccontare le favole (http://www.lastampa.it/2016/01/08/cultura/opinioni/buongiorno/perch-non-sappiamo-pi-raccontare-le-favole-2Sxoovs1RY4yE4lbugR8bM/pagina.html), che chiama in causa il lavoro degli scrittori italiani per ragazzi.

Egregio Dottor Gramellini,

Siamo un nutrito gruppo di scrittori italiani di letteratura per bambini e ragazzi, facenti parte
dell’Italian Children’s Writers Association ICWA (Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi).

Abbiamo letto il suo Buongiorno su La Stampa (8 gennaio 2016, Non sappiamo più raccontare le favole) con estremo interesse perché parla anche del nostro lavoro.

Pur concordando con vari punti dell’intervento, la sua analisi sulla situazione italiana ci appare, in alcuni aspetti essenziali, carente di informazione.

Dalla fine dell'800 a oggi gli autori italiani non si sono “limitati a copiare praticamente tutto dagli americani”, ma hanno contribuito a dare vita a un mercato editoriale di libri per bambini e ragazzi molto vivace, che affronta svariati argomenti, con punti di vista, stili e toni estremamente vari. Ci sono gli animali parlanti ma anche quelli che stanno in perfetto silenzio, storie intrise di spiritualità laica, di poesia, di provocazioni, di ironia. Storie che fanno ridere, piangere, pensare, sognare. O tutte queste cose insieme.

In Italia – diversamente dall’Inghilterra o altri paesi del mondo - è però difficile far giungere alle persone che fanno opinione informazioni sui notevoli progressi dell’editoria per ragazzi, dai tempi di Collodi al giorno d’oggi.
Eppure gli autori italiani pubblicano libri belli, a volte importanti, sovente tradotti e pubblicati all'estero, e con la loro produzione contribuiscono in maniera determinante ai destini del settore editoriale, anche in termini di vendite e fatturato.

Ciononostante, pochi sembrano essersene accorti. Anche per questo motivo è sorta quattro anni fa la nostra associazione.

La mancanza di giornalisti specializzati nel nostro settore fa sì che ancora non si distingua la arborescente narrativa per ragazzi dalle generiche “favole” di stampo classico. Così si continua a considerare la narrativa per i più giovani una sorta di serie B letteraria, ovvero un insieme di ingenue “storielle” da raccontare ai bambini per tenerli buoni o per farli addormentare più in fretta.
Libri che chiunque può scrivere, purché guidato dall’amore per i propri figli o per i propri alunni.

La letteratura per ragazzi è qualcosa di molto più serio. Dentro c’è tutto un mondo, fatto di autori, editori, illustratori; di idee, di persone che lavorano in maniera appassionata e competente per offrire storie che nutrono la mente attraverso un intrattenimento di qualità.

Se avesse voglia di scoprirlo, contatti la nostra associazione, che riunisce circa 70 narratori professionisti.


La salutiamo cordialmente

Le scrittrici e gli scrittori ICWA

 

www.icwa.it